mercoledì 6 maggio 2009

La Repubblica delle castronerie

Di castronerie in Rete se ne trovano tante, ma questa mi ha colpito in modo particolare: prima di tutto perchè mi coinvolge in prima persona, ma anche perchè proviene da una fonte considerata autorevole. Si tratta di un articolo apparto sul sito de La Repubblica a firma di Giovanni Valentini.

Vanno piano, pianissimo. Ma sono comunque un pericolo pubblico. Parliamo dei camper, caravan e roulotte che marciano in colonna. Uno dietro l'altro, in fila indiana, di conserva. Rallentano il traffico pericolosamente, intasano la sede stradale o la corsia autostradale, costringono gli automobilisti a "uscire" per tentare sorpassi spesso azzardati, al limite della disperazione. Sono come le carovane dei pionieri nel mitico Far West. Forse hanno paura di perdersi nel deserto d'asfalto. Oppure, di restare circondati dalle macchine. Eppure, a bordo, in genere non manca niente: dalla cucina al letto, dal w. c. alla televisione.

Anche se fosse, potrebbero sempre fermarsi in una piazzola di parcheggio e sopravvivere in autonomia. E invece, no. Non mantengono quasi mai le distanze di sicurezza e non consentono quindi a nessuno di infilarsi tra un veicolo e l'altro, per poterli superare più agevolmente. Soprattutto in salita, viaggiano praticamente a passo d'uomo.

E il peggio è che, a differenza delle colonne militari o dei "trasporti speciali", non espongono neppure un cartello per segnalare l'ostacolo in movimento. "Achtung, camper in marcia!", dovrebbero almeno scrivere sul retro. Ma forse basterebbe che rispettassero il codice della strada, per distanziarsi l'uno dall'altro e lasciare lo spazio a chi vuole superare.

Parlare male di un collega è sempre poco simpatico, ma l'idea di fare parte della stessa categoria del sig. Valentini al quale in qualche modo essere assimilato come giornalista mi provoca un certo disturbo.

Nella piena libertà di liquidare la replica come dofesa d'ufficio vorrei comunque precisare alcune cose.

Prima di tutto. Trovo assurdo l'articolo nel suo insieme. Un attacco indiscriminato e cieco a una categoria, degno del qualunquismo della peggior specie. Accusandola di che cosa? Di andare troppo piano (anche) sulle corsie di destra delle autostrada e rispettare il limite di velocità!

Leggendo questo delirio mi vengono in mente le innumerevoli volte in cui, alla guida del camper sulla corsia più a destra dell'autostrada (obbligo prescitto dal Codice della Strada per tutti i veicoli, auto comprese) provo a tenere la distanza di sicurezza dal mezzo precedente. L'impresa non è facile, perchè ripetutamente all'improvviso ci si rtirova infilata tra il proprio mezzo e quello che precede un'auto impegnata a sorpassare a destra una macchina che non si sposta dalla corsia centrale, oppure preoccupata di infilare la rampa di uscita all'ultimo metro utile o inserirsi nella corsia a tutti i costi prima del camper con una brusca acelerazione a filo di gard-rail.

Pensavo inoltre che, alla guida di un mezzo da 35 quintali, viaggiare intorno ai 90 Km/h fosse prima di tutto una questione di sicurezza, ma ora scopro come invece sia molto più sicuro viaggiare (magari a bordo di un bel SUV che pesa quasi quanto un camper) a 160 Km/h a zig-zag o incollati al paraurti del malcapitato di turno a sua volta impegnato in un sorpasso ma colpevole di rispettare il limite di velocità.

In montagna in particolare, per un camper viaggiare alle velocità desiderate dal simpatico automobilista sarebbe estremamente pericoloso, sia per i passeggeri sia per i veicoli che si trovano vicino. Certo, non tutti i camperisti sono così sensibili da capire che ogni tanto è meglio fermarsi a lasciar passare la coda, ma è altrettanto vero che mentre all'estero le auto seguenti si fanno in quattro per ringraziare, in Italia ti guardano storto per aver osato rallentare la tabella di marcia. Tra l'altro, vorrei approfittare per ricordare a tanti automobilisti che viaggiare incollati a un camper significa non poter essere visti negli specchietti retrovisori.

Non ci sono dubbi circa la presenza di indiscilplinati o semplicemente poco educati anche tra i camperisti, ma viene da chiedersi allora quali crociate bisognerebbe lanciare contro tutti gli automobilisti partendo dal presupposto che alcuni di loro (potrei dire quasi tutti ma non è il caso di abbassarsi allo stesso livello) ignorano i limiti di vlocità, hanno dimenticato il significato di precedenza (quando si tratta di rispettarla) e sono proprio gli ultimi a poter parlare di distanza di sicurezza.

Mi piacerebbe infine togliermi una curiosità: non stiamo parlando per caso dello stesso giornalista che qualche tempo fa se l'è presa contro le strisce pedonali? Nell'unico Paese considerato civile dove il pedone si trova in imbarazzo davanti alla macchina che rispetta il passaggio pedonale, spiegherebbe tutto.

Passata la sbornia, il Pirellone torna al proprio posto

In fondo non ci hanno messo molto a rimediare, ma ormai la frittata era fatta. Dopo alcune ore di permanenza in bella mostra nella home page de Il Corriere della Sera, qualcuno deve essersi finalmente accorto di aver scambiato il grattacielo Pirelli con la ben diversa e meno alta Torre Galfa.

A dimostrazione di quanto l'autore del misfatto possa essersi sentito in imbarazzo a causa della fretta nel pubblicare una foto in grado mettere a confronto l'attuale sede della regione Lombardia con quella nuova in costruzione, l'esagerata precisione nella fotografia riparatrice.

Due belle frecce infatti, indicano le rispettive costruzioni. Come dire: "stae attenti a non sbagliarvi, qualcuno potrebbe anche confondere un grattacielo con un altro". "E noi lo sappiamo bene", sarebbe stato più corretto aggiungere.

Naturalmente, il tutto è stato condotto nella più totale indifferenza, senza minimamente pensare di sprecare un paio di righe a sancire l'errore. Con buona pace dell'etica giornalistica. Nel dubbio, io
una copia della pagina Web l'avevo comunque messa da parte.

Fischi per fiaschi sul Pirellone

Fosse capitato a Il Mattino, oppure a Il Messaggero, ma anche a La Nazione, si poteva parlare di una disattenzione o poco più. Di un errore dovuto alla fretta di pubblicare online un articolo, magari per anticipare la concorrenza.

Ma da Il Corriere della Sera, una bufala del genere è proprio dura da digerire. Quello che da anni è diventato uno dei simboli di Milano, incappa in un clamoroso errore proprio su un altro elemento che da oltre mezzo secolo caratterizza la città.

Soprattutto per i milanesi, in questi giorni si celebra un importante momento. Dopo diverso tempo il grattacielo Pirelli si appresta a perdere il primato di edificio più alto. Per qualche tempo, in attesa della realizzazione di CityLife e relative torri, il primato si sposterà solo fisicamente. Resterà cioè sempre in possesso della Regione Lombardia, ma in un edifico diverso. Quello in fase di corstruzione, al momento noto come Seconda sede della regione Lombardia (augurandosi venga battezzato in modo diverso), si appresta infatti a superare la quota fatidica di 127,40 metri. Niente in confronto alle altre costruzioni a livello mondiale, ma abbastanza da rientrare tra i primi in Italia.

Per l'occasione, diverse autorità e media si sono mobilitati per celebrare l'evento, scatenando la caccia ai ricordi e ai confronti. Forse è nella fretta di concludere tali confronti che Il Corriere della Sera a corredo di un atricolo sull'argomento riesce a piazzare la foto sbagliata. Cedendo forse troppo in fretta alla tentazione di recuperare un'immagine capace di mettere a confronto il Pirellone con la nuova costruzione, il risultato è di spacciare per il grattacielo di Giò Ponti un'altra torre, completamente diversa anche nello stile.

Tra l'altro, a Milano di grattacieli non ce ne sonopoi molti e proprio per questo viene da chiedersi come sia possibile spacciare per Grattacielo Pirelli la Torre Galfa. Perchè di quella si tratta nella foto dove viene clamorosamente indicato per errore il Pirellone.

Per favore, sig Pierluigi Panza, autore dell'articolo, potrebbe metterci una pezza? Già che c'è, magari potrebbe anche sollecitare una rilettura più attenta delle didascalie? A meno di improbabili neologismi, credo che in grattacielo due t siano sufficienti. Tre sembrano decisamente eccessive.

Geppe


venerdì 3 aprile 2009

La vera utilità dello spam è poterci ridere sopra

I primi arrivati potevano anche suscitare curiosità, il numero di coloro che cascavano nel tranello non era poi tanto irrilevante, ma nel tempo la conoscenza dell'odioso fenomeno dello spam ha reso quella montagna di messaggi di posta elettronica indesiderati più che altroun fastidio.
Oggi che lo spam occupa la quasi totalità delle e-mail che girano per la Rete, non di rado la rabbia lascia il posto alla rassegnazione. Per riuscire a convivere con queste persone poco rispettose dei diritti altrui è necessario però compiere un ulteriore passaggio, quello dell'indifferenza, meglio se accompaganta da qualche segnale di reazione.

Una legge della fisica afferma come a ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Quindi, per sopravvivere ai rompiscatole e irriverenti signori dello spam tanto vale provare a difendersi. Non facendo altrettanto, sarebbe come abbassarsi a un tale squallido livello, ma divertendosi alle loro spalle. Dal momento che dietro a chi fa spam spesso si nasconde una buona dose di arroganza, provare a mettere in risalto quanto possono essere ridicoli può colpire nel segno e aiutare a contrastare il fenomeno. Nel caso peggiore, almeno la soddisfazione di provare a riderci sopra.

Da qui nasce l'idea di
una sorta di archivio dello spam. Naturalmente senza alcuna pretesa di completezza, ma limitandosi ai casi italiani e selezionando i più rappresentativi per ingenuità è arroganza. Una raccolta di schede personali dedicate a questi imbonitori della Rete che potrebbe rivelarsi un buon deterrente.

Una raccolta realizzata, pensando all'utente, per sapere con chi si ha a che fare, ma da parte di questi rompiscatole elettronici (in pratica, la versione 2.0 di chi si ostinaa riempire la casella della posta di inutili cartacce nononstante inviti verbali o scritti più o meno cortesi), in fondo una cortesia: visto che cercando pubblicità, tanto vale accontenarli.

L'archivio dello spam, dal titolo emblematico Meglio evitare, è da oggi visibile all'interno di ValleOlona.com. Naturalmente, aperto al contributo di tutti.

giovedì 4 dicembre 2008

Wendy, amico furbetto e un po' idiota

Altro che Facebook, i veri amici arrivano per posta elettronica e non si risparmiano pur di rintracciarti! E si possono avere così tanti amici da non ricordarseli tutti.

Siamo vicini al Natale e uno di questi non ha perso tempo per farmi gli auguri più disinteressati. E' stato così carino che merita un ringraziamento pubblico, anche se dovrò preoccuparmi di ricordarmi bene di chi si possa trattare. Una cosa è sicura, ci deve essere stato un piccolo errore nella stesura (oltre che nella traduzione) del messaggio. Per puro caso, gli è scappato un collegamento a un sito (cancellato), Ma non a quello indicato; a uno il cui nome era tutto un programma e non merita di essere riportato. Prima di tutto perchè siamo in fascia protetta, ma soprattutto perchè non è il caso di regalare visibilità all'idiota di turno. Anche se significherà perdere un amico.

Male che vada, me ne faccio altri cento tra i primi che capitano su Facebook.

Miei cari amici,
Ha un bel giorno!
Mi auguro che ogni cosa sta succedendo anche con voi! Grazie per il vostro sostegno per noi.
Sembra che il tempo di Natale è qui ancora una volta, ed è nuovamente tempo di portare nel nuovo anno. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire.

Cordiali saluti e Buon Natale!

Cordiali saluti, Wendy Gao yuanda commercio d'esportazione Co, Ltd sito web: xxxxxxxxxxxxxxx

martedì 18 novembre 2008

Il magico mondo dello spam

Come tutti, o quasi, gli utenti di Internet, di spam ne ricevo uno sproposito. La necessità di tenere alcuni indirizzi pubblici non fa che peggiorare la situazione. E, da quanto mi risulta, i messaggi inutili che arrivano nella casella di posta sono solo una minima parte di quelli indirizzati.

Tra proposte più o meno imbarazzanti, pubblicità dal sapore sempre più squallido, soprattutto da società italiane evidentemente all'ultima spiaggia in fatto di marketing, qualche cosa di interessante però si trova sempre.

Non sotto il profilo commerciale naturalmente, ma per il contenuto del messaggio. Così assurdo che sorge spontanea la curiosità di sapere chi mai può rispondere a proposte del genere.

Un esempio? Eccolo. E' gradito qualsiasi aiuto nella traduzione in un linguaggio corrente.

Io spero di ricevere la Sua risposta! Se Lei equipaggia socievole e gentile! Nizza ed interessante! Chi desidera costituire conoscenza con ragazza il bel dialogo. E fra non molto, io entrero in Italia. Io voglio percorrere italy rotondo e studiare suo nella mia strada pubblica. Io posso venire a Lei su riunione familiare o vedere in un'altra citta. Io cavalchero a mio zio. Io aspetto di giro affascinante nel paese del mio sogno! Io voglio impararLa migliori e chiaramente vedere la Sua fotografia! Se Lei vuole, io posso spedirLa alcune le mie fotografie... Io vivo sull'Ucraina a Kiev urbano. Penso, Lei conosce questa citta?! Io non ho problemi finanziari, io non ho problemi con la vita mette a Kiev che e perche io ricevero il mio visto: -) io faccio attenzione a salute mia, e liberamente vado ad alcun paese! Io ho il buono sentire di Umorismo: -) Scriva esatto, dove Lei vive, io guardero su mappa: -)!!! Se Lei vuole conoscersi piu, chieda! Io andro in Italia attraverso molti giorni ed io desiderero trovare amici nel poco familiare paese per me! Io sono aperto per atteggiamenti piu dell'amicizia, ma io penso, essere amici nel primo luogo! Io spero che noi non avremo problemi con comunicazione e noi troveremo molti temi per dibattito: -) Lei puo realizzarmi come al mio e-mail: kisunja1981@gmail.com

giovedì 15 maggio 2008

Lavoro precario addio, basta cogliere l'offerta giusta

Avere un posto di lavoro serio e affidabile (magari anche piacevole e retribuito, ma meglio non esagerare) è sempre più spesso una fortuna da conservare gelosamente. Per questo, soprattutto chi esercita una libera professione non può ignorare qualsiasi proposta di avviare una nuova collaborazione.

Con il trascorrrere del tempo e l'aumentare dell'esperienza (raccomandazioni a parte), solitamente le offerte arrivano di persona, tramite colleghi, conoscenti o chiunque abbia avuto modo di appurare capacità e potenzialità direttamente sul campo.

Ma non sono da escludere anche annunci reperibili su varie pubblicazioni, inserimento in archivi Web di società che raccolgono e propongono personale. E non bisogna trascurare neppure la propria casella di posta elettronica dove, in assenza di proposte serie, ci si potrà sempre consolare verificando quanto possano essere improbabili alcune offerte e quanto ingenui coloro che le inoltrano, al punto che varrebbe la pena di rispondere solo per scoprire cosa ci sta dietro.

Spesso, questi messaggi si limitano a puzzare chiaramente di imbroglio, ma capita a volte che siano così strampalati da meritare di essere letti fino in fondo, anche solo per prendersi una pausa divertente durante il lavoro.

Così un certo Jerry Bonilla intende accaparrarsi le mie indiscusse doti professionali:
Salute!
Noi abbiamo 35 posti vacanti nel Suo Paese, vorremmo invitarLa in questo circolo scelto.
I nostri sondaggi hanno mostrato che l`19% delle persone della Sua paghe mensili e desiderano aumentarle. Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo parziale ore la settimana.
Le occorrera un telefono di contatto preferibilmente cellulare. Il reclutamento avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 89 posti vacanti nalla sua citta. Questo e piu facilmente, richiede attenzione e precisione.
Noi le offriremo la formazione e tutto il necessario per il lavoro. Da parte Sua non sono richiesti investimenti.
Noi saremo contenti di fornirle personalmente informazioni aggiuntive. Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a mano. Per nostro indirizzoBilljPritchardeyl797@gmail.com
Abbia l`accortezza di scrivere i seguenti Suoi dati:
1. Nome
2. Eta
3. Paese
Devo avvisarLache la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta. Manager personale.

Premesso che prima di cominciare a leggere il messaggio non stavo assolutamente starnutendo come può sembrare dal saluto, fare parte di quell'inquietante 19% di non si sa bene cosa mi preoccupa un po'. Anche perchè non ho ben capito quante ore dovrei lavorare, e questo mi preoccupa parecchio.

Forse, potrebbe rassicurarmi la quantità di posti disponibili, anche se la richiesta che cresce così rapidamente da 35 a 89 posti in un paesello di 5.000 abitanti scarsi francamente mi sembra un po' eccessiva. Comunque, è tranquillizzante sapere che tutto questo richiede attenzione e precisione.
Intanto che aspetto la lettera scritta a mano (carta e penna?) per poter entrare in questo imperdibile circolo scelto, credo però sia opportuno attendere prima di lasciare le mie attuali collaborazioni. Sarò anche diffidente, ma c'è qualcosa che non quadra.

lunedì 14 aprile 2008

Le pericolose inclinazioni della Svizzera

Sono pochi i Paesi al mondo che possono vantarsi di essere multiculturali quanto la Svizzera. I Rossocrociati infatti, in uno spazio e una popolazione poco più grande della Lombardia, convivono felicemente destreggiandosi tra ben quattro lingue ufficiali. Sì, perchè nonostante siano ben pochi, anche tra gli elvetici, ad avere la minima idea di che cosa si tratti, anche il Romanzo è considerata lingua ufficiale.
Come se non bastasse, per evitare di turbare i delicati equlibri sui quali si regge la Confedereazione, molto spesso nelle relazioni interpersonali tra soggetti di cantoni con lingua diversa non viene utilizzato il tedesco, l'idioma più diffuso, ma l'inglese, vera e propria lingua franca il cui impiego permette di respingere qualsiasi accusa di voler imporre un idioma a scapito degli altri tre.

Questa curiosa situazione non è priva di conseguenze interessanti. Da una parte, una fetta consistente di svizzeri è in grado di parlare almeno due tra le lingue più diffuse, ma la media è decisamente più vicino al trittico tedesco-francese-inglese, grazie ai quali gli elvetici sono in grado di cavarsela in buona parte del Pianeta.

In una Nazione che punta molto sul turismo pur facendo fattica ad accettare regole, abitudini e gusti dei turisti, questa condizione può portare anche a situazioni curiose. Per esempio, quella incontrata in un grazioso albergo di Alpenstatt, nel Canton di San Gallo a un tiro di schioppo dal confine con Austria e Germania.

Preso dal desiderio di mostarsi al tempo stesso lungimirante, ospitale ed eco-compatibile, il gestore dell'hotel non ha esitato ad affiggere in tutte le camere un cartello per richiamare a un uso consapevole della biancheria da bagno.

Non è questa naturalmente la curiosità, ormai presente in quasi tutti gli alberghi (a patto che non si trovino in Italia). A strappare qualche cosa di più di un sorriso, è l'improbabile traduzione italiana di questo messaggio.


Già il punto esclamativo a chiudere il titolo, da più l'idea dell'imperativo che del semplice invito, ma è il testo che rivela una comicità tanto elevata quanto involontaria. La curiosa unità di misura impiegata per gli asciugamani, le tonnelatte (ma non così astrusa per un Paese che ha quasi più mucche che abitanti) è niente rispetto al problema basilare per il quale si fa affidamento sul buon senso dei gentili ospiti (!, oserei aggiungere).

Mai e poi mai avrei immaginato che asciugandomi la faccia avrei potuto creare seri problemi di 'inclinazione' alle acque svizzere. Nel timore, ho usato la stessa salvietta per tutto, (bidet escluso, il gestore mi perdonerà).

Certo, mi sono ritrovato con la faccia un po' più umida, ma almeno sono rientrato a casa convinto che la prossima volta ritroverò la Svizzera ancora al suo posto e non minacciosamente inclinata.

mercoledì 27 febbraio 2008

Meno male che c'è il Riccardo. (E purtroppo non è Kaka)

Vorrei ringraziare pubblicamente il signor Riccardo. Questa gentilissima figura, lavora al servizio del Milan A.C. (per la costruzione e la manutenzione di muri di gomma, da quanto ho capito), la società Campione del Mondo (per i calciatori) che va tanto fiera del suo 'stile'. Purtroppo (o per fortuna) non si tratta del famoso Kaka, esempio di ben altra portata.

E' la stessa persona che dopo il curioso incidente che mi aveva visto protagonista in quel di Milanello qualche settimana fa e le mie successive rimostranze, aveva promesso di interessarsi al caso. Il caso lo deve avere interessato veramente tanto, se è vero che dopo due settimane non ne era ancora venuto a capo.

Ho deciso allora di farmi nuovamente vivo, giusto per sapere se lo 'Stile Milan' aveva consentito di arrivare a una conclusione. Dopo qualche tempo, arriva una telefonata del Signor Riccardo, probabilmente appena terminata la lezione n. 7.238 del corso di autostima. Con una freddezza di rara intensità, a voler chiaramente sottolineare di essere stato impunemente disturbato, si presenta (si guarda bene dal qualficarsi, ma d'altra parte è così famoso), dopodichè esce con un: "Allora?".

Superato il momento di smarrimento, riesco a ricollegare il nome alla società. Alla domanda se alla promessa di interessamento era seguito un riscontro, la risposta è: "Niente! Ho chiesto alla mia collega e ho avuto modo di appurare come lei si sia comportato in modo estremamente maleducato". Urca, siamo in presenza di un delitto di lesa maestà.

Mi scusi signor Riccardo, ma la risposta era veramente prevedibile. Io sapevo già almeno da due settimane che sarebbe andata così. Peccato non aver potuto scommettere sul fatto che la versione della signora (che resta tuttora anonima) fosse presa per oro colato, senza dare il minimo credito alla mia. D'altra parte, offrendo dimostrazione di grande serietà professionale, perchè perdere tempo con un giornalista che alla fine dei conti non è in grado di creare alcun problema alla società? Solo perchè si tratta una persona qualsiasi? Ma stiamo scherzando?
Comunque, le auguro che questa cieca difesa d'ufficio porti al suo bel tornaconto.

Sforzandomi per trattenere sia la rabbia sia le risate, sono tuttavia riuscito a scoprire alcune cose che rendono la vicenda ancora più grottesca (squallida lo aggiungo dopo perchè verrebbe quasi da ridere se non ci fosse da piangere) di quanto non lo fosse già in partenza.

A insospettire la solerte tutrice, non solo la mia potentissima e pericolosissima macchina fotografica (vorrei sottolineare, di livello decisamente amatoriale), ma soprattutto la posizione che avevo assunto per le foto. Vista la situazione di totale controluce del campo di allenamento, ero infatti arrivato all'imprevedibile e sospettosa pensata di collocarmi vicino all'unico albero poco distante presente in zona, così da scattare all'ombra.

Questa decisione avventata, senza 'ombra' di dubbio, è stata intepretata come manifesta volontà di scattare fotografie di nascosto. E' uscito naturalmente che ero anche l'unico, mentre in realtà c'erano almeno altre due persone che avevano 'copiato' la mia idea imprevedibile ed altrettanti che si stavano avvicinando, ma che probabilmente hanno desistito a causa del mio comportamento inqualificabile. Così inqualificabile e maleducato che dei circa cento presenti nessuno l'ha notato, responsabili Microsoft prima di tutto, solitamente molto attenti (e mi viene spontaneo sottolinare, gentili e professionali).

Come peraltro ha ammesso lo stesso Riccardo. Il quale dunque, ha confermato di essere nei paraggi, senza ritenere opportuno di dover intervenire, ma al tempo stesso dà credito totale e indiscutibile alla versione della signora (la s minuscola non è un refuso) che mi accusa di aver reagito in modo estremamente scomposto e maleducato. Naturalmente negando di avermi accusato di voler vendere le foto. Complimenti anche a lei per la coerenza.

Mannaggia, meglio fermarsi qui, altrimenti mi crolla del tutto un mito che ha accompagnato i miei primi quarant'anni.

Geppe
P.S.
E' inutile che insistete. Lo so che foto così belle del Milan non le avete mai viste, ma proprio non posso venderle. Al limite, le regalo.