giovedì 12 maggio 2011

Mille ragazzi saggi, un giornalista superficiale

Qualche giorno fa, gli studenti di Busto Arsizio e dintorni sono scesi in piazza per un'iniziativa tanto insolita quanto lodevole.

Invece della usuale manifestazione di protesta contro qualcosa, hanno voluto dimostrare compatti impegno e forza di volontà contro l'avanzata delle cosche mafiose in Lombardia.

Iniziativa in grado di sostenere da una parte il lavoro svolto proprio in quei giorni dalle forze di polizia, con diversi blitz di successo, e dall'altra di dimostrare come sia possibile frenare il fenomeno senza stare a guardare.

Chi invece sembra aver preso con una certa superficialità l'evento è l'autore dell'articolo, o almeno quello del titolo nell'articolo pubblicato su Corriere.it.

Sembra infatti non sia stata posta grande attenzione a verificare dove si trovi in realtà Busto Arsizio. Invece di affidarsi all'intuito o a un fugace sguardo a una cartina, o magari alla consulenza del primo passato nei paraggi, spendere qualche secondo ad approfondire (magari sul Web visto che si tratta di una testata online) l'esatta posizione di Busto Arsizio (per la cronaca, in provincia di Varese) sarebbe risultato utile a infondere un sentimento di professionalità nei confronti dell'autore.

Avrebbe potuto così scoprire, probabilmente con una certa sorpresa, che collocarla nel milanese equivale più o meno a sostenere che Salerno si trova nel napoletano.

martedì 12 aprile 2011

Le strane mutazioni degli scienziati cinesi


Tra i fondamenti del giornalismo che in genere vengono (o dovrebbero) essere insegnati alle nuove leve, oltre ai principi dell'etica del mestiere, rientra un buon rapporto con la grammatica e la sintassi.

In particolare, tra i casi didattici citati come esempio di errori grossolani, rientra l'utilizzo del termine
suo (in questo caso loro) al posto del più corretto proprio.

Senza la pretesa di entrare nei dettagli della questione da un punto di vista rigorosamente stilistico, anche gli insegnanti più accondiscendenti in certe situazioni non transigono, soprattutto al fine di evitare brutte figure. Se da una parte molto spesso si tratta di applicare un linguaggio magari meno puro ma più vicino a quello parlato dalla gente e quindi più facile da capire, l'uso disinvolto porta facilmente a curiose ambiguità.

Un esempio interessante lo fornisce questa volta il sito di la Repubblica, dove da una certa superficialità nell'affrontare l'argomento, e dalla quale emerge una considerazione non esattamente elevate dei possibili lettori, ne deriva una notizia effettivamente insolita.

Da come è stato scritto il sommario infatti emerge che dei ricercatori cinesi, per ragioni che sarebbe interessante scoprire, a seguito di una manipolazione genetica hanno probabilmente ottenuto risultati ben diversi da quelli attesi.

E' infatti clamoroso scoprire come a seguito dell'operazione gli stessi scienziati si siano messi non solo a produrre latte, ma che si tratti anche di latte materno. Resta poco chiaro il legame tra la manipolazione delle mucche e il fatto che i ricercatori si siano messi a produrre latte, ma su questo è meglio non indagare.

lunedì 4 aprile 2011

Quella cifra misteriosa promessa alla Tunisia


I centri di accoglienza in Italia sono uno degli argomenti più discussi degli ultimi tempi. L'ondata di immigrati in arrivo dal Nord Africa ha certamente creato scomiglio in tante persone e reso la vita difficile ad altrettante. In questi casi però, sarebbe sempre meglio cercare di mantenere il controllo.

Quello che non sembra essere riuscito per intero all'autore di un articolo sul sito Web di Corriere.it. dove l'effetto di tutto questo trambusto si è trasformato in una curiosa cifra promessa alla Tunisia in cambio di una maggiore sorveglianza.

A meno che le virgolette non srvano proprio ad attribuire per intero l'affermazione all'intervistato, ipotesi decisamente poco probabile dalla quale eventualmente sarebbe stato lecito attendersi una interpretazione, l'effetto risultante è decisamente interessante.

Più semplicemente, forse l'autore un po' egocentrico ha trovato un modo per mettersi al centro dell'attenzione.

giovedì 24 marzo 2011

Quell'oscuro legame tra l'Amministratore Delegato e la giornalista


La comodità degli strumenti Web per impaginare gli articoli è talmente fuori discussione che a volte può giocare brutti scherzi. Soprattutto per chi non conosce la fisionomia dell'Amministratore delegato di Telecom Italia Franco Berbabè, la fotografia a corredo dell'articolo de Il Sole 24Ore può sollevare qualche perplessità. Quale destino può infattti aver colpito la giornalista per ritrovarsi con un aspetto, professionale sì, ma non esattamente il prototipo della femminilità?


Per chi invece lo conosce, i dubbi sono di altra natura. Qualcuno potrebbe infatti sospettare che il dirigente abbia voluto soddisfare qualche desiderio recondito e assumere un nome del tutto diverso, pur non rinunciando alle proprie sembianze.

In ogni caso, riuscire a cogliere al primo sguardo la differenza tra titolo, sommario, eventuale foto e autore (o come in questo caso, autrice) dell'articolo forse comporterebbe qualche secondo di cura in più degli impaginati, ma aiuterebbe a contenere i bizzarri effetti collaterali come questo.

mercoledì 23 marzo 2011

Tra e titolo e sommario ci rimette la matematica


Da qualche giorno a questa parte viene da dubitare sul postulato secondo cui la matematica non è un'opinione. Dopo le personali interpretazioni sulle cifre del nuovo browser Microsoft, anche la classifica del Campionato di Calcio di Serie A incontra qualche problema.


O meglio, la versione online del Corriere della Sera e i relativi redattori hanno qualche problema con la matematica. Titolo e sommario fanno infatti fatica ad andare d'accordo; con tutti i mezzi a disposizione per ocmunicare non sarebbe stato male vedere i relativi responsabili provare a usarne con profitto almeno uno.


Con buona pace dei milanisti, la ragione è dalla parte del titolo, ma la dimostrazione di accuratezza non sembra degli migliori.

venerdì 18 marzo 2011

Mettiamoci pure d'accordo

La libertà di opinione non si discute, ma ogni tanto qualche forma di controllo su come viene espresso tale diritto non sarebbe male.

Nella migliore delle ipotesi viene infatti da sorridere a vedere come vengono divultate alcune notizie o presunte tali, da diversi giornalisti, o presunti tali.

Fa uno strano effetto vedere come la stessa notizia, peraltro molto simile in tutti i casi e sospettosamente vicina al comunicato stampa, sia trattata in modo diametralmente opposto.

A maggior ragione, quando la stessa identica cifra ufficiale, almeno quella in un caso viene giudicata positiva, e nell'altro negativa. Comincia a sorgere il sospetto che il potere dei giornalisti presto riuscirà a ribaltare quella convizione forse obsoleta per cui la matematica non è un'opinione.



mercoledì 28 luglio 2010

Il magico, delirante, mondo di Word


Si limitasse a bloccarsi, come bene o male fanno tutti i programmi per computer normali, uno potrebbe anche farsene una rgione. Ma, accidenti, perchè mai quando c'è di mezzo Microsoft si ha sempre l'impressione di essere presi per il naso?

Dopo un paio di anni di militanza più o meno forzata (giusto per conoscere, da bravo giornalista, ciò di cui si è chiamati a parlare) sotto l'indecifrabile Windows Vista, ho pensato bene che fosse ora di finirla e provare almeno a limitare i danni passando a Windows 7.


Questo però, non significa cedere su tutta la linea. Vista (non è un gioco di parole venuto male) l'impossibilità pratica di retrocedre a XP, non restava altra scelta per riuscire a continuare a lavorare senza rimetterci la salute psichica. Per quanto riguarda Office però, fedeltà a oltranza alla versione 2003, anche per non mettere eccessivamente a prova le coronarie.


Sarebbe stato troppo bello! Casualmente, con Windows 7, Word 2003 ha subito manifestato qualche segno di squilibrio. In particolare, messaggi subdoli sul salvataggio dei documenti. Per qualche tempo, tutto è andato più o meno bene, fino a quando nel giro di una settimana, il buon sistema ha deciso di perdere completamente tre documenti.

Anzi, peggio, dal momento che il documento risultava al proprio posto e salvato correttamente, ma alla successiva riapertura risulta corrispondente a un file di dimensione 0 (zero) kb e di conseguenza, assolutamente vuoto.


Naturalmente, per rendere la cosa ancora più paradossale, un messaggio in basso a sinistra [0 caratteri, (valore indicativo)], ci tiene a precisare la dimensione del documento, naturalmente con beneficio di inventario. Lo stesso che farebbe bene a prendersi qualcuno dalle parti di Redmond prima di considerare certi programmi degni di tale nome.

venerdì 21 maggio 2010

Un vulcano da farsela sotto


In un giorno particolarmente triste per i tanti ammiratori di Raimondo Vianello, nel sito Web del Corriere della Sera, non manca una curiosa chicca dal vago sapore gastrointestinale.

In quei giorni nel Nord dell'Europa, ma non solo, ci si trovava a dover fare i conti con le ceneri emesse dal vulcano islandese dal nome improbabile, Eyjafjallajokull, e proprio per questo quasi sempre chiamato proprio vulcano punto e basta.
Il maggior disagio causato dall'eruzione però, non era però quello accusato sa buona parte dei viaggiatori aerei, trovatisi giocoforza a un'nalaisi dettagliata di ogni particolare dell'aeroporto di partenza nel quale si sono ritrovati bloccati per giorni, ma una consegeunza ben più temibile accusata dagli abitandi dell'isola isalndese.

Come sembrerebbe lecito attendersi però, il pericolo non è legato alle emissioni dell'eruzione. D'altra parte, per la popolazione locale si tratta poco più di ordinaria amministazione. In pratica, come qualche Km di traffico in più per il pendolare di una grande città italiana.

In quel vulcano però, c'era qualche cosa di più. Non meglio definito, ma capace di procurare conseguenze ben peggiori, anche per il futuro dell'isola. Viene infatti da chiedersi cosa ne sarà dell'Islanda con una popolazione tutta quanta impegnata ad andare di corpo, o a evaquare volendo usare il termine educato del Corriese della Sera.
E qua meglio fermarsi perchè la la faccenda comincia a puzzare.


martedì 13 ottobre 2009

La perversione del camper service

Per chi possiede un camper, e ha l'abitudine di usarlo regolarmente, il camper service è uno dei momenti più particolari. In pratica, in apposite piazzole adibite al delicato scopo, si tratta di svuotare in un tombino allacciato a un collettore il serbatorio delle acque cosiddette grigie (quelle di doccia e lavandini) e caricare le acque chiare (l'acqua potabile) in un secondo serbatoio. Ma, soprattutto, compiere il vero e proprio emblema della vita in camper: svuotare la cassetta delle acque nere: in pratica, tutta la storia intestinale della famiglia negli ultimi due-tre giorni (dipende da diversi fattori, non ultimo il menu).

Per i più, tutto questo rappresenta un'incombenza, ma non è raro trovare chi fa di questo momento una delle ragioni di possedere un camper. Cioè, c'è chi sarebbe disposto a vivere un paio di giorni a bordo del camper nel giardino di casa o lungo la statale pur di poter vivere il magico momento del camper service.

Tutto questo non per qualche forma di perversione, ma semplicemente per mettere in mostra la propria abilità e inventiva. E' in questi momenti infatti che certi equipaggi offrono il meglio di sè. Da chi si impegna in una gara contro il tempo, con il risultato solitamente di mancare completamente i rispettivi tombini, con le prevedibili conseguenze sul tasso di inquinamento dell'aria circostante, a chi invece ne approfitta per le pulizie di primavera, qualunquesia la stagione, del proprio mezzo. Altri invece, amano cimentarsi in particolari evoluzioni, tipo sperimentare soluzioni fai da te per rimediare all'assenza dell'attrezzatura fondamentale: tubo dell'acqua, raccordi vari per affrontare le insidie dei più svariati rubinetti, prolunghe per tubi di scarico, secchi e/o annaffiatoi per rabbocchi di emergenza, ecc.

Ma, come capita spesso, c'è chi non si accontenta e vuole a tutti i costi andare oltre. Offrire cioè una dimostrazione di saper rendere il camper service una dimostrazione di dove può arrivare la (de)mente umana. Nel caso specifico, non si tratta dei soliti perditempo perfezionisti, capaci di passare fino a 45 minuti occupando la postazione e provocando una coda di cinque equipaggi alle sette del mattino, ma di qualche cosa capce di superare la più fervida immaginazione.

Quando il pilota del camper rappresentato nella fotografia, con una manovra al limite dle codice penale, ci ha soffiato il posto mentre facevamo manovra per accostarci al rubinetto, la voglia di avventurarsi in una accesa discussione era tanta. Poi, considerando la vacanza, l'ora del mattino presto e il fatto di trovarsi a Disneyland, il quieto vivere ha preso il sopravvento.

Ed è stata una fortuna. Perchè lo spettacolo regalato è stato di quelli unici al mondo: vedere in azione il vero e proprio maniaco del camper service.

Nel dettaglio:
  • Il soggetto si infila con una certa decisione sulla piazzola, facendo subito presente che doveva fare acqua prima lui.
  • Quindi, armeggia un bel po' nel gavone (il baule posteriore) ed estrae un tavolino da pic-nic e lo piazza semiaperto in verticale vicino al tappo del serbatoio.
  • Prende un secchio e lo appoggia sopra il tavolino.
  • Prende un inverter, lo collega all'accendisigari e lo appoggia sul sedile anteriore.
  • Prende una piccola pompa e la inserisce nel secchio.
  • Prende una prolunga e collega la pompa all'inverter.
  • Prende un piccolo tubo e collega il secchio al serbatoio
  • Controlla che il tutto sia montato a dovere
  • Sparisce nuovamente nel gavone e riemerge con un secondo secchio (non innaffiatoio come c'è scritto per sbaglio sulla foto).
  • Solo a quel punto usa il rubinetto e riempie il secondo secchio.
  • Quando nel primo secchio c'è acqua, accende la pompa
  • La pompa travasa, molto lentamente, acqua nel serbatoio.
  • Dopo 20 e passa minuti, per fortuna si libera un altro rubinetto, altrimenti poteva finire male.
N.B.
Lo stesso risultato si poteva ottenere nientemeno che con circa un paio di metri di tubo per l'acqua, oppure un innaffiatioio. Per i più precisi, eventualmente accompagnato da un imbuto.