mercoledì 27 febbraio 2008

L'imbarazzante profilo che emerge dalla casella di posta

Come insegnano i migliori film polizeschi, una delle risorse più interessanti per un investigatore che deve scoprire le abitudini di un sospetto è rovistare tra la sua spazzatura. Applicare un principio del genere ai ritrovamenti che si fanno in giro per boschi e territori annessi porterebbe a risultati inquietanti, ma non è questo il centro del discorso.

Mi sono chiesto invece che descrizione si potrebbe ricavare da una persona analizzando la sua casella di posta elettronica. In fondo, anche qui di spazzatura se ne trova tanta, ed è proprio analizzando questa che si può arrivare a conclusioni decisamente curiose.

Ho deciso di fare da cavia e sottopormi a questo importante esperimento scientficio. Sfruttando il lavoro svolto dal mio programma anti-spam, esaminando il contenuto della relativa cartella di posta del sottoscritto esce un'immagine decisamente imbarazzante, probabilmente anche poco raccomandabile.

Per prima cosa, ho seri problemi nelle mie prestazioni intime. Praticamente un messaggio su due è un'offerta di pillole adeguate a prezzi, ovviamente, imbattibili. A giudicare dal numero di fornitori, o sono un caso senza speranza, oppure un maniaco sessuale che non riesce a superare i cinque minuti di astinenza. Forse potrei pensare seriamente a una carriera cinematografica nel settore.

Per sostenere questo passatempo però, servono molti soldi. Ecco quindi che faccio un uso molto esteso dei miei conti online. A giudicare dalla posta, ne posseggo diversi, forse per non attirare i sospetti e distribuire meglio le spese. Banca Intesa, Banca di Roma e Poste sono i più usati, ma non gli unici. L'esuberanza indotta dall'uso frequente delle pastiglie però, mi porta spesso a sbagliare i codici di accesso, così che più volte al giorno vengo invitato a confermarli.

Siccome questi conti restano bloccati fino a guando non visito il sito indicato per inserire nuovamente tutti i dati personali (quindi a vita), in alternativa posso usare la mia carta di credito. Ho così scoperto via e-mail di essere non solo titolare di CartaSì, ma anche di essere particolarmente fortunato. Sono infatti letteralmente sommerso da una serie di vincite per importo di diverse centinaia di euro (a volte stranamente anche di dollari).

Tutta questa intensa attività virile però, mi crea anche qualche problema. Nonostante i frequenti avvisi, faccio fatica a restare dietro ai pagamenti. Ecco quindi che prontamente non mancano solleciti. E, trattandosi di avvocati, il tono è decisamente perentorio. Al punto che merita di essere riportato fedelmente.

Gentile Cliente,Da un nostro controllo contabile non ci risulta a tutt'oggi il pagamento della fattura P.N. 335624-1 dell'importo di Euro 4.329,50. Se la fattura risulta gia saldata o se ritiene possa sussistere un errore cotabile la invito a prendere visione del conto da pagare attraverso il nostro: [rimosso l'indirizzo web]. In difetto, provvederò ad agire nelle sedi opportune, senza ulteriore preavviso.
Distinti saluti.
Dott.Avv. Giancarlo Gentiloni


Questo carissimo (in tutti i sensi) quanto presunto avvocato deve passarsela decisamente bene. Almeno a giudicare dal numero di fatture emesse. Pur con tutte le attenuanti del caso, consiglierei inoltre al Dr Gentiloni di ripassarsi un po' di italiano.

Avere a che fare con gli avvocati è sempre una scocciatura. Quindi, nella sfortunata eventualità di doversi trovare a pagare la parcella, meglio cercarsi dell'altro lavoro. Per fortuna che la mia fama è arrivata all'estero, al punto da ricevere proposte imperdibili. Per chi non ci credesse, ecco una delle eccezionali proposte. Naturalmente, esclusiva. Come l'italiano dell'autore

Benvenuto in WPP Group!
Noi siamo lieti che Lei desidera di unirsi con la nostra squadra! Lei deve collaborare con noi e occupato come presentante della societa (manager regionale), ritenere il dovere di partecipare nei operazioni con clienti. Per Lei sara nacessario rapidamente ricevere pagamenti.
Questo ? un modo migliore per offrire un nuvo servizio finanziario per nostri clienti grazie alla sua collaborazione. Percio questo lavoro Vi porta via soli 2-3 ore al giorno.
Il lavoro non?e complicato e tipico. Lei deve realizzare gli pagamenti per I nostri clienti. I nostril manager sarano alla vostra disposizione tutto periodo di prova e spiegare tutto che ? necessario per la collaborazione con noi. Vi offriremo un stipendio fluttuante: il primo mese Lei gudagna fino a 2000$ e successivamente tutto dipende da Lei - lavora di piu e guadagno aumenta molto veloce.
Rimasto da fare solo un passo per iniziare una buona.carriera.
Manda un e-mail al indirizzo: xxxxx
Nella lettera indicare il numero di telefono e un'ora conveniente per chiamata. Cosi i nostri manager avranno la possibilita di collegarsi telefonicamente con Lei e rispondere a tutti I vostri domande..



Gregory Thompson
HR Manager WPP Group

Nel malaugurato caso dopo tutte qeste avventure qualche cosa dovesse inspiegabilmente andare storto e ritrovarmi in un mare di guai, non c'è comunque da preoccuparsi. Evidentemente, si tratterebbe di un sortilegio, ma il rimedio è già a portata di mano. Anzi di mail.

Ciao Carissimo !
Mi dispiace proprio averti dovuto inviare questa lettera ma come già tante persone ho sperimentato l'inadempienza a talune indicazioni fornite dal "Gatto Nero".
Lo so ti stai chiedendo di cosa si tratta , ed io te lo spiego in 4 parole.Sei stato raggiunto dalla celeberrima email del Gatto Nero, mai una mail ha portato più sfortuna a chi la riceve se non segue una semplice sciocca indicazione. Ti consiglio caldamente di seguire l'istruzione, non è pericoloso, non devi usare denaro, non comporta null'atro che la tranquillità di non essere colpiti dalla maledizione del gataccio.
Scusa moltissimo se ti ho inviato questa sfiga ma qualcuno che ne conosce le potenzialità me la sta mandando a rotta di collo ed ho concluso il giro delle persone che conosco.
Credimi il gesto è semplice.. non farlo è una stupidaggine
ciao il tuo affezionatissimo Anonimo.

Begli amici, verrebbe da dire.... Sempre che con tutto il daffare di cui sopra ne sia rimasto qualcuno. Magari, disposto a venirmi a trovare in qualche ricovero per malattie mentali.

martedì 12 febbraio 2008

Lo stile Milan preso a calci. Parola di tifoso

Cosa c'è di più bello per un tifoso che essere invitato come giornalista a una conferenza stampa proprio nel centro dove si allena la squadra del cuore? dopo un paio di tentativi andati a vuoto per la difficoltà di combinare i turni di lavoro, questa volta l'invito a Milanello per la presentazione di un accordo tra il Milan e Microsoft non mi sarebbe scappato. Ma il sogno si sarebbe presto trasofrmato in incubo.
Abbastanza professionale da riuscire a nascondere la componente emotiva, mi presento così con tutti i colleghi sul luogo indicato. Dopo i convenevoli di rito, tutti insieme veniamo accompagnati nella zona indicata per assistere agli allenamenti. Dotato come tutti (compresi i non milanisti) di macchina fotografica, ho quindi cominciato a scattare alcune fotografie.

Dopo qualche minuto però, mi vedo avvicinato da una signora la quale, senza qualificarsi e senza chiedere chi fossi e cosa stessi facendo, mi intima bruscamente di smettere di scattare. Decisamente sorpreso, per non dire sbalordito, provo a chiedere chiarimenti sul perchè di tale divieto rivolto solamente a me, dal momento che praticamente tutti i giornalisti stavano facendo la sterssa cosa. Ebbene, mi è stato risposto che con la mia macchina fotografica non ero autorizzato, perchè avrei potuto venderle.
Il pericolosissimo strumento in questione altro non è che una reflex a livello amatoriale (e neppure dei più elevati), di qualità assolutamente paragonabile (per qualità, caratteristiche e prezzo) a numerosi modelli appartenenti alla fascia delle cosiddette 'compatte'. Insomma, qualcosa che un fotografo professionista utilizzerebbe solo per divertimento.

Da non trascurare anche il fatto che il punto di osservazione si trovava a diverse decine di metri dai calciatori, per di più controluce (la foto di apertura è una di quelle venute meglio). A queste mie rimostranze, mirate esclusivamente all'impossibilità materiale di ottenere un prodotto di livello commerciale, la risposta stizzita della signora è stata di bollarmi come maleducato e, subito dopo, intimarmi di essere espulso dal centro.

Inutile negare che trattamenti del genere non sono una rarità per i giornalisti meno accreditati e popolari, e questo tutto sommato si può anche accettare, ma trovo che questo comportamento resti comunque inqualificabile.

Quando avevo ricevuto da parte di Microsoft l'invito, ero rimasto particolarmente contento di avere l'occasione di trascorrere una mattinata memorabile e portare a casa qualche impagabile ricordo a livello personale. E in effetti è andata così, la giornata è stata di quelle che, a livello sia umano sia professionale, non si dimenticano. Ma sinceramente, credevo lo sarebbe stata per altri motivi.

Alla faccia dello stile Milan. Parola di tifoso da 40 anni e più.

giovedì 7 febbraio 2008

Cambio numero, spendo (meno) comunque

Per scaramanzia, ho voluto aspettare qualche giorno, ma ora che tutto sembra essere andato in porto, si può parlarne senza remore. Alla fine il passaggio Vodafone-Wind si è concluso con un tentativo Vodafone poco più di facciata. Circa due ora prima della scadenza per trasmettere la documentazione a Wind, ha infatti chiamato una gentile signora convinta di avere in mano la carta vincente.

Per mia fortuna, in quelle due ore avevo di meglio da fare, ragione per cui la vantaggiosa proposta è stata presa in considerazione a tempo scaduto. In pratica, si trattava di avere a metà prezzo un certo ammontare di minuti in telefonate. Peccato che i minuti erano circa il doppio di quanto necessario. A conti fatti comunque, circa tre euro in meno della mia spessa media mensile. Il tutto, naturalmente, per 12 mesi e non uno di più.

Al di là di questi dettagli, la vicenda mi ha permesso di fare luce sugli aspetti più reconditi delle tariffe della telefonia mobile. Un esempio a caso: abbonamento a 9 centesimi al minuto (ignoriamo per non scadere nel volgare i 15 centesimi per ogni SMS). Offerta decisamente interessante, peccato che alcuni dettagli siano praticamente nascosti. Prima di tutto, lo scatto alla risposta di 16 centesimi, praticamente quanto serve a recuperare l'ingiustificato balzello riscosso su ogni ricarica abolito per legge (per legge però resta l'anacronistica tassa di concessione governativa) e magari a guardagnarci anche qualcosa. Poi, la tariffazione ogni 30 secondi.

Il che significa, per una chiamata di 31 secondi, 16+4.5+4.5=25 centesimi. Se la matematica non è un'opinione, non 9 ma 48.39 centesimi al minuto. In pratica, 5 volte quello sbandierato.

Mi sono tolto la curiosità di andare a vedere cosa succede all'estero. In Svizzera (una nazione non propriamente economica rispetto all'Italia), il principale operatore per un fisso mensile di 12 franchi svizzeri (circa 8 euro), permette di parlare a 0,8 centesimi (0,55 eurocent) all'ora. Proprio così, non è un errore, ottanta centesimi di franco svizzero all'ora! In pratica, salvo rare eccezioni un costo fisso per ogni chiamata.

Avevo già seri sospetti sulla reale concorrenza tra gli operatori della telefonia mobile in Italia. Ora, decisamente non ne ho più.

sabato 26 gennaio 2008

Portabilità ad ostacoli

Da diversi giorni, anzi settimane, sono impegnato a trasferire, anzi cercare di trasferire, il numero di telefono del cellulare da Vodafone a Wind. Già da tampo le tariffe del primo operatore non mi soddisfacevano più, ma un'analoga richiesta di portabilità avanzata un anno fa aveva per lo meno prodotto un rilancio da Vodafone: dodici mesi a condizioni decisamente interessanti. Con la promessa che, se mi fossi trovato bene, mi sarebbero state confermata in via definitva.

Nautralmente, scaduti i 12 mesi nessuno si è fatto vivo e nessuno ha dato credito alla mia tesi. Di conseguenza, non tanto per gli effettivi vantaggi promessi da Wind, tutti da verificare anche se certamente almeno allo stesso livello, quanto per questo comportamento è maturata la decisione di cambiare il numero.

Ma qui è cominciata una movimentata avventura. Primo passo, trovare su Internet un rivenditore Wind. Compito facile, tanto fa potervisi recare in pochi minuti. Ma, con già il contratto e la fotocopia dei documenti in mano, sorge il primo ostacolo. Avendo scelto una forma di abbonamento e non di ricaricabile (non sopporto l'idea di pagare in anticipo una quantità di telefonate, che non mi vengono neanche riconosciute tutte), è necessario recarsi in un punto Wind.

Ritorno a casa, nuova consultazione sul Web, e relativa trasferta nella vicina cittadina per espletare il tutto. Secondo contrattempo, il punto Wind individuato è privo di SIM (più o meno come se il concessionario d'auto avesse finito le automobili).

Ritorno a casa, terza consultazione del sito Wind (sorge la tentazione di chiedere un bonus per ogni pagina visitata) e nuova trasferta. Questa volta non è più un negozio generico che si occupa anche di telefonia (con commessa peraltro indaffarata in tutt'altro e vagamente scocciata dal mio arrivo), ma un centro di telefonia cellulare vero e proprio. Non solo le tessere Wind sono esaurite, ma, come comunica la commessa, non ne prenderà più perchè a breve diventerà punto Vodafone. Ahi, non è esattamente la notizia che uno vuole sentire da un professionista quando sta facendo esattamente il percorso inverso.

Decido così di prendere qualche gionro di riflessione, per rivalutare meglio le condizioni. Nel frattempo, come caldeggiato dal sito Wind, chiedo un contatto via email. Prontamente, il giorno dopo vengo contattato per telefono da un accorto operatore che mi colpisce con una raffica di vantaggi da togliere il fiato (a lui, dalla velocità con cui le ha dette). Mi lascia con la promessa di richiamare dopo pochi giorni per avere mie notizie. Sto ancora aspettando.

Nel frattempo, prosegue la ricerca di negozi. Ormai abbiamo superato il raggio dei 15 Km da casa. Vale quindi la pena di fare un tentativo con il numero verde, il quale rimanda a un altro call center, il quale rimanda al numero riservato alle aziende e ai liberi professionisti.

Ormai seriamente provato, come per miracolo trovo finalmente una gentile signora che in tutta calma e chiearezza mi illustra tutti i dettagli, consigliandomi anche quali opzioni valutare. Vista la fatica per arrivare a questo punto, pur di chiudere la faccenda (vuoi vedere che è una strategia di vendita a lungo elaborata?) decido per la sottoscrizione.

Cala il silenzio per qualche giorno. Una nuova chiamata permette di scoprire la pratica "è partita proprio ora" (molto sospetto; praticamente è stata recuperata dal fondo di una pigna di fogli, se non dal cestino) e che a giorni sarà tutto risolto.

E così è, (sembra) infatti. Nel giro di 24 ore vengono recapitati un nuovo telefono e la relativa SIM (con consegne distinte...).

Sembra tutta discesa. Ora la palla passa a Vodafone che deve dare seguito alla richiesta di portabilità. Pochi giorni dopo Wind comunica una data da lì a una settimana. Da Vodafone invece, è calato il silenzio.

Poco prima dello scadere della settimana, da Wind arriva una nuova comunicazione via SMS. Una nuova data, alcuni giorni dopo quella prevista in precedenza per "mancata autorizzazione da parte di Vodafone". Alla faccia della trasparenza e della legge: ora è Vodafone che deve autorizzare una mia scelta?

Ma, in realtà, era tutta una scusa per guadagnare tempo e studiare una contromossa adeguata a non lasciarsi sfuggire un cliente fondamentale come il sottoscritto. E, infatti, l'offerta è adeguta: possibilità di parlare per un anno con il numero You & Me a costo zero. Fatti i conti, il mio valore commerciale per Vodafone è qualcosa come un paio di euro al mese. Forse anche troppi, sì ma per restare un minuto di più.

lunedì 7 gennaio 2008

I temerari sovversivi del tergicristallo

Quello spirito bonario, sincero o meno, che solitamente si diffonde durante il periodo delle festività, sembra invece non riguardare alcune persone, che non si rilassano mai.

Non mi riferisco tanto a quelli che non smettono mai di lavorare, ma all'ignoto/a (e già questo la dice lunga sulla sua attendibilità) soggetto che qualche giorno fa ha lasciato un curioso volantino sotto il tergicristallo della mia auto.

Appurato rapidamente che non si trattasse di una contravvenzione e buttato come al solito nella zona 'immondizia' dell'abitacolo (anche se considero tutti i volantini di carta straccia, non li butto per terra), pronto a cestinarlo definitivamente alla prima occasione. Tra un semaforo e l'altro però, mi cade l'occhio sul contenuto, così da constatare che non si tratta della solita inutile pubblicità.

Il messaggio è infatti la fotocopia di un foglio di quaderno scritto a mano, e anche abbastanza sgrammaticato. Il primo pensiero è che si possa trattare di una richiesta di soldi da qualche mendicante nei dintorni pronto a farsi vivo. La realtà, purtroppo, è ben più squallida.

Il testo è un delirante attacco contro i tanto odiati 'americani' e tutte le angherie (a detta del coraggioso autore anonimo) alle quali costringono in mondo intero e l'Italia in particolare.

Nel tentativo di dare più sostanza alla denuncia, si coinvolgono anche la Chiesa (scagliarsi contro il Vaticano fa sempre effetto per un aspirante ribelle rivoluzionario anticonformista) e la rinomata influenza a livello mondiale dell'attuale opposizione nostrana.

Tra accuse degne della trama di un film di spionaggio di modesta fattura e inviti a sollevazioni di massa, il testo sarebbe quasi divertente, se non contenesse inviti neanche tanto espliciti a compiere atti di protesta che in genere sono il pretesto per violenze e vandalismi gratuti e indiscriminati.

Più che soffermarmi sul testo completo, (visibile qui, visto che comunque merita una lettura), il mio pensiero è andato prima di tutto alle persone chiamate in causa. Fermo restando che l'attuale Presidente degli USA difficilmente passerà alla storia per i propri meriti, mi sono chiesto che opinione potrebbe farsi degli italiani un americano che dovesse leggere tale manifesto.

Non ci è voluto molto a verificare la situazione. Qualche tempo fa ho conosciuto un ragazzo nato e cresciuto negli Stati Uniti e venuto a mettere su famiglia da queste parti (francamente, non ha l'aria di una spia o di un colonizzatore). Gli ho presenteto il volantino un po' imbarazzato, e ho ricevuto in cambio una grande lezione di stile. Brian, questo il suo nome, con il suo simpatico italiano yakee, non si è scomposto più di tanto. Anzi, forse per non mancare di rispetto al Paese che lo ospita, è arrivato ad affermare che su certe cose si potrebbe anche discuterne.

Già, mi è venuto in mente, solo che per discutere bisogna essere in due, ed è abbastanza problematico se chi lancia le accuse strepita e basta e subito dopo si nasconde.

venerdì 21 dicembre 2007

Quando Windows XP fa il prepotente

In genere, non vedo tanto di buon occhio l'utilizzo dei programmi copiati, ma a volte certe situazioni sembrano proprio voler spingere a tutti costi una persona a ricorrere al tanto discusso peer-to-peer piuttosto che al negozio.

A questo proposito, qualche giorno fa mi è successa una cosa . Come capita spesso, Windows XP ha segnalato la disponibilità di aggiornamenti, che dopo aver visionato ho regolarmente scaricato. Come sempre, ho preferito aspettare a installarli alla fine della giornata, anche per evitare un fastidioso riavvio con diversi programmi attivi e soprattutto quella antipatica finestra che chiede continuamente di riavviare il sistema.

La mattina seguente, alla riaccensione del pc, sembra tutto in regola. Se non che, tra la posta arrivata, trovo un filmato inviato da un mio amico; avvio la visualizzazione del file, e qui si presenta la sorpresa. Tra gli aggiornamenti scaricati il giorno precedente, uno riguardava Media Player. Fino a qui niente di strano, ma quello che mi ha fatto lettralmente andare in bestia, è quanto visualizzato immediatamente dopo.

Per avviare il lettore, Windows ha preteso di controllare che la copia del sistema operativo installata sul pc fosse originale. Sarò anche permaloso, ma questa mi sembra un'inutile quanto arrogante intrusione nella mia privacy.

Premesso che la copia di XP che uso è assolutamente originale (tra i vantaggi di un giornalista c'è proprio il fatto di non avere queste preoccupazioni), per quanto sforzi faccia non riesco proprio a capire la motivazione di tale richiesta. Naturalmente, con l'impossibilità in caso contrario o di mancata accettazione della verifica di poter proseguire con la visualizzazione.

Anche perchè se non ricordo male, sulla base di una recente sentenza, Media Player dovrebbe essere un modulo completamente indipendente dal sistema operativo.

lunedì 17 dicembre 2007

I forzati delle donazioni obbligate

Tanto per restare in tema di volantini e posta-spazzatura, c'è un'altra situazione che merita attezione. Soprattutto in questo periodo prossimo alle feste, non passa giorno senza trovare nella casella della posta almeno due buste indirizzate personalmente, gonfie di materiale informativo sulla una presunta attivtà benefica piuttosto che un'altra, e che naturalmente necessita di fondi.

Senza entrare nel merito dell'effettivo utilizzo di eventuali offerte da parte dell'associazione di turno, non posso a fare a meno di provare un certo fastidio per il modo con il quale questi oboli vengono 'pretesi', facendo leva sulla coscienza personale, senza timore di speculare sulle disgrazie di tanta povera gente.

A costo di apparire cinico, tutte queste missive finiscono nella scatola della carta da riciclare senza neppure essere aperte. Prima di tutto, perchè voglio decidere io se, quando e come impegnarmi sotto questo punto di vista. Ma poi, anche per una questione che non voglio sottovalutare. Quanto spendono questi movimenti per la preparazione, la stampa e l'invio di tutto questo materiale? Veramente i ritorni coprono questi costi? Tutto questo processo, quanto materiale inutile e i relativi trasporti chiama in causa?

Finchè si tratta di materiale informativo delle Associazioni che ho deciso personalmente di sostenere (andando a cercarle espressamente), la cosa ci può anche stare, ma tutti gli altri un bel momento potrebbero anche smetterla. A meno che non abbiano una dispensa particolare sugli obblighi legati alla privacy.

Tutto questo, soprattutto quando si arriva a voler intraprendere la strada di una sorta di 'ricatto morale'. Da quanto scritto sulla busta, l'ultima missiva arrivata infatti, (mai richiesta) conteneva alcuni biglietti di auguri pronti per l'uso. Lo scopo era evidente: ti mandiamo i biglietti di auguri che tu probabilmente userai, così ti sentirai in debito nei nostri confronti. Mi dispiace, ma i biglietti, con la busta e tutto il resto sono già finiti al macero.

mercoledì 12 dicembre 2007

Il marketing di carta straccia

Tutte le volte che, non senza una certa fatica, deposito fuori di casa il solito pesante scatolone pieno di carta per la raccolta differenziata, non riesco a fare a meno di pensare ad alcune considerazioni.

Buona parte di quel peso che mette a dura prova la mia schiena è perfettamente inutile. La quantità di carta risultato del normale utilizzo mio e della mia famiglia si riduce infatti a imballaggi e qualche giornale e rivista. Tutto il resto, è carta sprecata, nel senso che in un Paese civile non doveva neppure arrivare nelle mie mani.

A parte una quota di imballaggi comunque inutili (per esempio quelli utilizzati per contenere i tubetti di salse e dentifrici), la maggior parte del carico inutile è pubblicità. Pubblicità recapitata per posta o comunque trovata nella casella grazie agli instacanbabili distributori di volantini non richiesti.

Alcuni in particolare, dei quali voglio fare i nomi, lasciano perplessi, per non dire irritati. Il primo è Sky. Il monopolista della TV via satellite infatti, non contento di telefonare a casa con cadenza almeno quindicinnale per le sue 'imperdibili' proposte (e nonostante i ripetuti inviti a rimuovere il mio nominativo), sente anche la necessità di inviare per posta almeno tre corposi plichi al mese, usando almeno due forme diverse del mio nome. Inutile dire che tali plichi sono destinati direttamente al cestino non appena visto il mittente.

In un periodo in cui qualsiasi attività commerciale si vanta di preoccuparsi dell'ambiente, difficile fare a meno di pensare al costo 'ecologico' di tale politica arrogante di marketing. Questa documentazione viene infatti stampata (usando carta e inchiostri), confezionata (impiegando energia), spedita (sfruttando trasporti su strada) e recapitata a domicilio per finire direttamente al macero. Il tutto, facile prevedere, moltiplicato per un numero imprecisato di destinatari altrettanto presi di mira. Con costi, non appare azzardato ipotizzare, che ricadono sugli sventurati abbonati.

Il secondo esempio è l'agenzia immobiliare Tempocasa (ma anche il concorrente Tecnocasa si sta prontamente adeguando). Come quasi tutti i palazzi, il condominio dove risiedo ha predisposto una casella esterna collettiva per la pubblicità (in pratica un cestino elegante) dove finiscono decine e decine di volantini e opuscoli (anche loro stampati e portati a spasso per niente) al giorno. Tranne naturalmente quelli di Tecnocasa, i cui 'postini' si ritengono superiori agli altri e devono intrufolarsi a tutti costi all'interno del palazzo per inserire le proprie cartacce direttamente nelle caselle personali. Anche in questo caso, non è difficile ipotizzare il risultato controproducente.

Ci sarebbe altro da aggiungere, ma per il momento meglio fermarsi qua. Anche perchè devo andare a svuotare la casella prima che il postino rinunci a imbucare la posta, quella vera.

domenica 9 dicembre 2007

C'è qualcosa che non quadra

Giorno di festa, in prossimità delle Feste.

Approfitto della giornata di clemente favonio (il termine che gli svizzeri ticinesi usano per indicare quello che noi italiani chiamiamo comunemente fhoen), per uno dei miei giri in bicicletta nella zona di confine tra provincie di Varese e Como e il Canton Ticino.

Lungo le strade italiane, nonostante la giornata festiva, il solito traffico un po' nevrotico, con forti tendenze all'addensamento in prossimità dei centri commerciali e dei punti vendita, dove spesso si rasenta il blocco totale. Situazione accentuata dalla prossimità del Natale e dintorni.

Non appena superato il confine, subito la sensazione di qualche cosa di diverso. Nella tranquillità più totale di una cittadina in un giorno di festa, si notano solo alcune macchine italiane in missione pieno-a-prezzo-conveniente e qualche indigeno che si gode la giornata clemente a passo tranquillo. Nessuna traccia di corse a regali o presunti tali. Grandi magazzini e negozi quasi tutti chiusi, ad eccezione di bar edicole e benzinai.

Quello che potrebber però apparire come un segnale di vita monotona e noiosa, tra una pedalata a l'altra porta a una breve riflessione.

In Italia non passa giorno senza che l'Associazione di turno si lanci in appassionate arringhe in presunta difesa dei consumatori, sparando cifre su aumenti, rincari e livelli di povertà sempre più accentuati, in una sorta di gara a chi la spara più grossa alla ricerca della visibilità mediatica indispensabile a guadagnare consensi (vale a dire tessere). Qualche cosa che ricorda molto da vicino certe consuetudini politiche, le stesse in teoria contestate.

Sulla strada, la situazione appare ben diversa. Tutti coloro pronti a non perdere occasione per lamentarsi di prezzi inversamente proporzionali agli stipendi e a scaricare ogni colpa sull'euro, non esitano a passare anche le giornate di festa in automobile macinando chilometri (pochi) in ingorghi (tanti) per ammassarsi in un centro commerciale a riempire carrelli di merce di ogni tipo, spesso futile, e produrre relativi scontrini che attentano pesantemente al conto in banca. Insomma, non sembra esattamente un Paese in difficoltà economica.
Quello che invece non accade nella vicina Svizzera, un'economia tra le più solide e ricche in assoluto. Laddove uno dei problemi più sentiti è l'aumento della disoccupazione dello 0,2%, arrivando così al 2,4%, nessuno sente la mancanza di un'ulteriore apertura festiva di negozi, grandi magazzini e centri commerciali per lanciarsi in spese fini a sè stesse.

Sarò anche un po' duro di comprendonio, ma c'è proprio qualcosa che non mi torna. Forse gli svizzeri non sono proprio così noiosi e monotomi come tanti italiani amano descriverli. Magari per non doversi guardare allo specchio.

lunedì 3 dicembre 2007

Giovani cavie crescono (sudate)

Da quello che ho avuto modo di vedere di persona, sono pochi, forse meno, i Paesi al mondo dove i bambini vengono accuditi come in Italia. La volontà smisurata di proteggere i propri pargoli a volte però rasenta l'assurdo.

E' sufficiente frequentare i dintorni di scuole, asili o di un parco giochi per rendersene conto, ma anche i luoghi pubblici come i centri commerciali si rivelano interessanti.

Per esempio, in qualsiasi giorno dell'anno, a qualsiasi latitudine, sarà facile trovare un bambino italiano richiamato dalla mamma/papa/nonna/nonno/zia per invitarlo/obbligarlo a indossare un maglione/felpa/giubbotto/giacca a vento.

In particolare, l'invito sarà tanto più pressante tanto più la giovane cavia si troverà sudata come conseguenza dal movimento frenetico tipico dell'età. Sempre per tutelare la salute, spesso è dura a morire il curioso invito di "non bere perchè sei sudato".

Una bizzarra variante, che incuriosice molto gli stranieri che frequentano i nostri luoghi, è l'invito esplicito: "copriti che c'è aria". In una zona particolarmente favorita da nebbia e smog sembrerebbe infatti lecito attendersi invece un atteggiamento più accondiscendente verso queste brezze minacciose.

Altrettanto curiosa appare la consuetudine a voler rimpinzare i pargoli con qualsiasi genere di sostentamento, anche al costo di ridurli obesi prima ancora che siano in grado di masticare.

I risultanti giovani fagotti ben piantati e altrettanto sudati a volte sembrano tanti piccoli astronauti, ma raramente si rendono conto di essere vittime di un bizzarro controsenso.

Non appena montati in macchina infatti, i genitori/nonni dimenticheranno subito qualsiasi istinto di protezione, mutando ogni sentimento protettivo in incoscienza totale. La quasi scontata usanza di non prendere neppure in considerazione la possibilità di usare gli appositi seggiolini e tantomeno le relative cinture è niente rispetto a come il passeggero esibisce con orgoglio il fanciullo sul sedile anteriore, possibilmente in piedi con le mani appoggiate al cruscotto.

Forse un esperimento scientifico per verificare la capacità di un giovane cranio di resistere agli impatti contro il parabrezza? Oppure una prova di forza per le mani del passeggero da adibire all'occorrenza a presa d'acciaio (fuso, come la sua testa)? In realtà, la vera ragione potrebbe essere collegata al precedente desiderio di satollare il giovane: all'occorrenza si rivelerà più efficace di un airbag. E senza bisogno di andare in officina per la ricarica. Così sarà scongiurato pericolo che diventi un bamboccione.